Il 2026 anno della generatività e del riconoscimento professionale dello psicomotricista

Il Presidente Mattia Scapini inaugura il 2026 rivolgendosi alla comunità degli associati con un messaggio di gratitudine e progettualità. La forza di A.N.P.R.I. risiede nella coesione del gruppo professionale e nell’impegno condiviso. Il 2026 rappresenta l’opportunità per rendere visibile il valore generativo della psicomotricità relazionale.


Carissimi,

all’inizio di questo nuovo anno desidero rivolgermi a ciascuno di voi con un profondo sentimento di gratitudine e di orgoglio. Far parte di questa Associazione significa condividere valori, responsabilità e una visione comune della professione.

È soprattutto questo il messaggio che ci ha lasciato il convegno A.N.P.R.I.- I.I.P.R.: la nostra è una professione che cresce, si rafforza e progressivamente si afferma ogni giorno grazie all’impegno concreto di ciascuno di noi.

Quello che ci rende forti è l’essere gruppo. In un contesto professionale in continua evoluzione e con sempre più marcata competizione, anche da parte di chi non vanta una preparazione rigorosa come la nostra.

Essere uniti significa affrontare le sfide con maggiore consapevolezza, riuscendo a sostenerci reciprocamente e parlando con una sola voce. Mai come ora è importante far parte di A.N.P.R.I.; mai come ora è importante esserci tutti.

È attraverso la coesione, il confronto e la partecipazione attiva che possiamo tutelare e valorizzare il nostro ruolo, dando dignità e riconoscimento al lavoro che svolgiamo quotidianamente con competenza e passione.

Lo sviluppo della nostra professione resta un impegno imprescindibile. Difenderla e valorizzarla significa promuoverne il valore scientifico, etico e sociale, assieme al costante impegno nella formazione e nell’aggiornamento professionale.

Anche quest’anno A.N.P.R.I. proporrà un calendario di occasioni formative che hanno lo scopo sia di consolidare la preparazione dei nostri associati sia di accompagnare i professionisti nelle sfide che l’attualità pone davanti. Solo attraverso un sapere vivo, in continua evoluzione, possiamo rispondere in modo efficace ai bisogni delle persone e delle comunità con cui lavoriamo.

Spesso si tende a considerare l’intervento psicomotorio limitandolo alla relazione individuale o di gruppo, senza coglierne appieno la portata generativa. In realtà, il lavoro dello psicomotricista va ben oltre il singolo o il gruppo in oggetto: ogni intervento produce effetti che si irradiano nel tempo e nello spazio, e che riescono a coinvolgere i contesti relazionali, educativi e sociali in cui la persona è inserita.

Candidarsi al prendersi Cura dello sviluppo e del benessere delle nuove generazioni, degli adulti e degli anziani, con o senza disabilità, significa contribuire in modo concreto alla salute delle comunità stesse.

Attraverso il proprio percorso di crescita ogni individuo può infatti restituire alla collettività inedite risorse, competenze relazionali e nuove occasioni e possibilità di scambio. È un continuo lavoro che mira alla generatività.

La psicomotricità è profondamente generativa: non solo accompagna l’evoluzione della persona, alimenta anche un processo virtuoso che rafforza la trama delle relazioni umane e sociali di cui tutti facciamo parte.

Ogni giorno nelle palestre, negli studi, nelle scuole e nei vari servizi, ciascun psicomotricista mette in campo dedizione, responsabilità e umanità; è da questo impegno quotidiano, spesso poco visibile ma profondamente trasformativo, che nasce la credibilità della nostra professione e la sua forza futura.

Il 2026 dovrà essere l’anno in cui il nostro impegno professionale sarà orientato al rendere visibile ciò che troppo spesso rimane nell’ombra. Sarà occasione di dare voce e riconoscimento al valore della nostra Formazione, del nostro Sapere e del nostro Agire rendendo evidenti le competenze, le abilità, le conoscenze e la responsabilità che caratterizzano l’intervento psicomotorio relazionale.

Rendere visibile l’invisibile significa saper raccontare, documentare e condividere l’impatto reale del nostro agire professionale, mostrando come ogni gesto contribuisca allo sviluppo, al benessere e alla qualità di vita delle persone e delle comunità.

È una sfida di consapevolezza e di affermazione, che richiede coesione, chiarezza e dignità professionale, affinché il nostro ruolo sia pienamente riconosciuto e valorizzato nel panorama dei servizi alla persona. Non basta il codice ATECO per definire la professione.

È necessaria una quotidiana costanza nell’espressione di ciò che si è e ciò che si fa. Per il futuro, infatti, non auguro ad A.N.P.R.I. un nuovo convegno per mostrare ciò che si è “anche” in grado di fare.

Auguro all’associazione future possibilità per dimostrare quanta strada si è percorsa, quali risultati si sono ottenuti e quali traguardi potranno essere ancora raggiunti.

Il nuovo anno ci pone di fronte, ancora una volta, alla sfida più grande: il pieno riconoscimento della nostra professione. Un obiettivo ambizioso e possibile quando a camminare si è insieme con determinazione, competenza e spirito d’appartenenza.

Come in passato, ogni passo avanti sarà il risultato dell’impegno condiviso di tutti noi. Con questo spirito vi auguro un 2026 ricco di soddisfazioni professionali e personali, un anno di crescita, di nuove opportunità e di rinnovata energia.

Che il 2026 sia un anno prospero, appagante e capace di rafforzare ancora di più il valore della nostra comunità professionale.

Il Presidente A.N.P.R.I.

Scapini Mattia